Come si scrive un tweet efficace?

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scrivere ottimo tweet

Nota: ho scritto questo articolo prima che Twitter modificasse il numero consentito di caratteri. L’incipit perciò si riferisce al vecchio limite dei 140 caratteri ma a livello concettuale lo trovo ancora valido. Quindi leggetelo, se vi va.

Secondo me per una persona di lingua italiana scrivere un tweet è una cosa davvero complicata.

Far stare tutto in 140 caratteri è una missione ai limiti dell’impossibile per chi è abituato a esprimersi in maniera piuttosto prolissa, usando una lingua che di suo occupa un certo spazio.

Qualche anno fa un articolo dell’Economist ci ha raccontato che con il cinese non avremmo problemi di lunghezza, mentre le lingue romanze tendono a essere verbose.

Proprio per questo penso che a noi serva uno sforzo in più, una sorta di mindshift – cambio di mentalità – per dirla con gli anglofoni.

Circa un anno fa una collega che si occupa di ufficio stampa e pubbliche relazioni mi chiese di spiegarle come usare Twitter… In cinque minuti, per un evento che sarebbe cominciato di lì a poco.

Mica facile, eh?! Per fortuna il mio cervello fu più veloce di me a darle una risposta: “Immagina un tweet come un flash d’agenzia”. Ovvero immagina di dover riassumere una notizia in una frase e poi rimandare agli approfondimenti attraverso un link.

Questo è più o meno il senso di un tweet: un’informazione utile, condensata in pochi caratteri, che sia in grado di coinvolgere e incuriosire il lettore. La curiosità è necessaria perché l’utente clicchi l’eventuale link che stiamo condividendo; il coinvolgimento emotivo è necessario perché l’utente condivida il tweet.

7 cose da sapere per scrivere un tweet efficace

Partendo dalle basi e andando avanti, vediamo come si fa a scrivere un contenuto così piccolo e che però risponda alle caratteristiche che ho elencato qualche riga più su.

#1 Twitter è una piattaforma di news.

O almeno è così che si definisce da qualche tempo a questa parte.

E in effetti nel 2016 la app ha deciso di cambiare categoria nell’App Store per dispositivi iOS passando dalla sezione Social proprio alla sezione News.

D’altra parte diverse ricerche avevano già messo in evidenza che gli utenti di Twitter per lo più usano la piattaforma per tenersi informati e cercare notizie, in particolare le cosiddette breaking news, ma anche creare notizie.

Twitter diventa quindi uno dei mezzi principali anche per comunicare l’emergenza. Un esempio lampante lo abbiamo avuto qui in Italia nel periodo dei terremoti del 2016, come racconta bene anche l’infografica realizzata dalla società di analisi della rete The Fool subito dopo il sisma del 26 ottobre.

#2 Quanti caratteri abbiamo a disposizione su Twitter?

140 280. Non uno di più, non uno di meno. O quasi. Mi spiego meglio.

Ci sono due cose di cui dobbiamo tenere conto quando parliamo dello spazio su Twitter:

  1. Alcuni elementi non vengono calcolati nella conta dei caratteri: si tratta degli username, ma solo nelle risposte ad altri tweet, e degli allegati media (foto, GIF, video, sondaggi, citazioni di altri tweet), in qualsiasi caso. (fonte: blog ufficiale Twitter)
  2. I link contano sempre come 23 caratteri. (fonte: supporto Twitter)

Se inserite un link, perciò, ricordate che avrete a disposizione 117 257 caratteri e non 280 140.

#3 Hashtag su Twitter: sì o no?

Twitter è il social media in cui gli hashtag si sono sviluppati, ma si sa che usarne troppi – oltre che rubare spazio vitale – è controproducente.

Secondo una ricerca di Buddy Media, i tweet con uno o due hashtag hanno un’ottima performance, al contrario quelli con più di due hashtag vedono un calo nel numero di interazioni. La cosa sembra essere avvalorata dallo stesso Twitter che nel proprio sito di supporto suggerisce di non usarne più di due per tweet.

E c’è un’altra cosa da prendere in considerazione: se l’obiettivo che abbiamo per il nostro tweet sono le interazioni, allora va più che bene usare gli hashtag. Al contrario, se il nostro intento è che l’utente clicchi sul link, è meglio pensarci due volte prima di dargli un altro elemento su cui potrebbe fare clic, perdendosi poi nel mare magnum di altri tweet.

#4 Ci giochiamo tutto in un titolo.

E quindi è bene non ripetere pedissequamente il titolo dell’articolo che linkiamo.

Questo perché oggi la maggior parte dei siti – o per lo meno quelli fatti bene – sono impostati in modo che quando condividiamo un link, su Twitter se ne possa vedere l’anteprima. In questa maniera l’utente potrà già vedere un titolo, una breve descrizione e un’immagine.

Perciò meglio aggiungere elementi che suscitino in chi legge ulteriore interesse e voglia di cliccare, magari usando delle citazioni o dei dati importanti contenuti nell’articolo.

Se hai dubbi su come comporre il tweet, ripensa alle due formule di copywriting di cui ho parlato nel primo articolo di questa serie: Clear, Concise, Compelling, Credible e Problem Agitate Solve.

#5 Le parole devono invitare all’azione

E magari anche creare coinvolgimento emotivo.

In così poco spazio – e così poco tempo – è importante riuscire a smuovere qualcosa nel lettore. Che sia un sentimento o una curiosità, dev’essere qualcosa che cattura l’attenzione e spinge l’utente al prossimo passo – un like, un retweet, un click, a seconda del nostro obiettivo.

I copywriter internazionali definiscono “power words” le parole che riescono a indurre i lettori a compiere un qualche tipo di azione. Se fate una ricerca su Google, troverete fantastiliardi di articoli che ne parlano. Per comodità ve ne cito due, provenienti da fonti autorevoli:

L’idea che mi sono fatta è che in realtà molte di queste parole in italiano non funzionerebbero, o per una mera questione di suono o per un motivo più profondo legato al nostro tipo di cultura.

In genere siamo più scettici degli americani, perciò un titolo tipo “MASTER CLASS GRATUITA: Come creare e distribuire il tuo primo webinar a 5 cifre (Anche se non hai ancora una mailing list!)” al nostro orecchio suonerebbe incredibilmente fasullo.

Il mio consiglio è di sperimentare con alcune parole che evocano emozioni a partire però da una profonda conoscenza del tuo pubblico target.

#6 Le immagini sono molto importanti

Già, perché in un “muro” composto da infinite righe di testo, com’è la bacheca di Twitter, quello che salta agli occhi sono le immagini, statiche o dinamiche che siano.

In uno studio del 2013, aggiornato nel 2016, Buffer afferma che rispetto ai tweet di solo testo, quelli con immagini ricevono il 150% di retweet in più e il 18% di click in più.

Perciò, siano esse da sole o di accompagnamento all’anteprima del link, le immagini vanno scelte con cura, ricordando che con il testo formano un unico elemento di comunicazione.

#7 Anche gli emoji sono utili all’engagement

Larry Kim di Wordstream, agenzia di online advertising, ha testato due versioni della stessa inserzione pubblicitaria su Twitter, una con gli emoji e l’altra senza. Beh, la prima ha ottenuto ben il 24.5% di interazioni in più. E di statistiche che sottolineano questo concetto ce ne sono parecchie.

Prima di inserire gli emoji nei tuoi tweet, però:

  • assicurati il loro utilizzo sia in linea con il tuo target;
  • comprendi bene il significato delle varie icone, per evitare situazioni imbarazzanti.

E quando li usi:

  • sii creativo ma non diventare criptico: qualcosa che per te è chiaro potrebbe essere un rompicapo impossibile per i tuoi utenti;
  • sfruttali per enfatizzare una parte del tuo tweet, magari inserendo una freccia o un dito che punta in una direzione.

Questo qui sotto a mio avviso è un ottimo esempio di utilizzo:

  • la gif (che poi è un cinemagraph) cattura l’attenzione e fa interrompere lo scroll all’utente,
  • gli emoji sono allegri e colorati e saltano subito all’occhio,
  • la frase elabora gli emoji e da un punto di vista di copywriting è più che giusta perché offre al lettore una soluzione (un sorso del loro caffè) a un problema (la sonnolenza mattutina).

https://twitter.com/NOLACupcakes/status/778913001567096841

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Come si scrive un buon tweet secondo te?

Qual è la tua esperienza con i tweet? Cos’è che funziona con i tuoi utenti? Se ti va di raccontarmelo, scrivi pure nei commenti.

 

Questo post fa parte di una serie, ecco i link a tutti gli articoli:
Parte 1 | Parte 2 | Parte 3 | Parte 4 | Parte 5 | Parte 6 | Parte 7

 

Sull'autore

Giada Centofanti

Nasco come giornalista e comunicatrice offline, poi mi sono innamorata del web. Oggi creo contenuti coinvolgenti, informativi e utili per far crescere la tua attività appassionando il tuo target di riferimento.

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