Personal branding che?

P

Stamattina mi sveglio più rimbambita del solito. Sarà mica che durante la notte ho rimuginato sulla puntata di Storie maledette?

Ah, no. È il passaggio all’ora legale. Quello che ti fa dormire un’ora di meno.

Allora, mentre mi preparo una bella moka da 4, decido di sentire la puntata di oggi di Merita Business Podcast: Personal Branding: si fa per fama o per fame?. Di solito lo ascolto di sera, ma oggi mi concedo il lusso di sentirlo di mattina. Anche perché l’argomento mi sconfinfera parecchio.

Giorgio e Benedetto danno un sacco di spunti interessanti e parlano di personal branding in modo non “fuffoso”. No, non vi scrivo qui che cosa si sono detti perché è una chiacchierata complessa che penso non sia il caso di ridurre in punti. Ascoltatevi la puntata oppure leggetevi il sunto sul sito di Giorgio. Vi dico solo che quando Benedetto ha parlato dei Metallica mi è partita la ola e ho costretto pure i miei cani a farla.

via GIPHY

Quindi — se non sono qui per raccontarvi la puntata — perché sono qui? Perché mi è tornata in mente una cosa che avevo buttato giù mesi fa — il 17 ottobre, dice la app in cui l’ho scritta. Eccola qua.

Sono un brand? Sono una persona.

Il personal branding mi inquieta.

Se lo fai bene devi essere te stesso, autentico.

Ma quanto puoi essere te stesso se per le foto del sito e dei social ti devi fare un servizio fotografico ad hoc, poi devi costruire la tua presenza web con meticolosa attenzione, devi essere costante e presente, devi preoccuparti di aver fan e follower?

A qualcuno viene facile essere così, perché ce l’ha nel sangue, perché si diverte.

Per me è peggio che dover scalare l’Everest e poi guardare giù.

Non fa per me perché io non sono così. Sarebbe una gigantesca forzatura comportarmi così.

E l’ho capito. Finalmente l’ho capito. Sono io — la persona — a essere incostante, introversa e poco accorta alle questioni social. Allora perché mai dovrei trasformarmi in altro? Per fare personal branding? No, perché lo farei male.

Quindi non mi trasformo ma decido che a parlare siano il mio lavoro, i miei guest post, le puntate del podcast, le mie collaborazioni. Lì non sono incostante: sono zelante, precisetta e appassionata. Amo quello che faccio e mi piace condividerlo.

Sul mio blog sarò come sono io. Preferisco usarlo in maniera egoistica che cercare di essere forzatamente utile. E poi se lo mollo lì e ci torno solo ogni tanto non fa niente. E forse chiudo anche la mia agonizzante pagina Facebook e chissenefrega*.

Fai di te stesso un brand. Ecco, per me è no.

* E infatti poi l’ho resa invisibile e non è che nessuno ne senta la mancanza, men che meno io.


Sono passati 5 mesi ma sono ancora d’accordo con quello che ho scritto. Nel frattempo ho deciso che qua sul blog vi racconterò più spesso degli strumenti che uso. Perché è un po’ una mia malattia, ma anche perché dicendovi come li uso posso darvi spunti e idee per utilizzarli meglio pure voi. Per esempio, vi parlerò presto di Bear.

Poi, che lo vogliate o no, vi racconterò del mio progetto minimalista: sto cercando di liberarmi di un sacco di roba inutile che popola il mio appartamento. Ve ne voglio parlare perché tenere un diario pubblico è un po’ come avere un accountability parntner e quindi mi può aiutare a portare a termine il progetto. Egoismo pure? Mi sa di sì. Se poi è utile a qualcuno, tanto meglio.

Nel frattempo, buona settimana mondo, speriamo che il tuo inizio sia meno rimbambito del mio.

la mia idea del personal branding

Sull'autore

Giada Centofanti

Nasco come giornalista e comunicatrice offline, poi mi sono innamorata del web. Oggi creo contenuti coinvolgenti, informativi e utili per far crescere la tua attività appassionando il tuo target di riferimento.

Lascia un commento

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Sull’autore

Giada Centofanti

Nasco come giornalista e comunicatrice offline, poi mi sono innamorata del web. Oggi creo contenuti coinvolgenti, informativi e utili per far crescere la tua attività appassionando il tuo target di riferimento.

Parliamone!