• Come la mindfulness può aiutare chi lavora in proprio (e non solo)

    Podcast • 23 Ottobre 2019

    Contenuti della puntata

    Se clicchi sui minuti (i numerini fra parentesi quadre), puoi andare al punto corrispondente nel file audio. 🙂

    [01:25] Cosa succede quando pratichiamo la mindfulness
    [02:10] Come ci aiuta la mindfulness nel lavoro
    [02:15] Aumentare la consapevolezza
    [03:59] Migliorare la concentrazione
    [05:28] Prendere decisioni migliori
    [06:18] Abbassare il livello di stress
    [07:24] Migliorare la comunicazione anche in situazioni di stress
    [09:04] Essere più comprensivi verso gli altri e verso noi stessi
    [10:04] Saper gestire le convinzioni limitanti
    [11:50] Migliorare le capacità creative
    [13:32] Prendersi tempo per la cura di sé
    [16:04] Un micro esercizio di mindfulness e uno spunto


    Leggi la trascrizione

    Ciao e ben ritrovati Buonascolters!

    Scusate la voce ma la legge di Murphy colpisce ancora: quando devi registrare una puntata, avrai il raffreddore o il mal di gola o tutt’e due.

    Comunque…

    Nella scorsa puntata ho fatto un po’ di chiarezza sulla mindfulness e vi ho raccontato storia e meccanismi di azione. Se ve la siete persa andate a recuperarla perché oggi continuiamo a parlare dello stesso argomento.

    Ne approfitto per ringraziarvi dei feedback e delle domande che mi avete fatto.

    In questa puntata invece metto in fila una serie di benefici della mindfulness che secondo me sono particolarmente interessanti per chi lavora in proprio.

    Cosa succede quando pratichiamo la mindfulness

    In generale, praticare la mindfulness con costanza ci aiuta a essere più consapevoli e presenti, ad accorgerci quello di che capita intorno a noi ma anche dentro di noi, nel corpo e nella mente.

    In questo modo riusciamo ad avere un rapporto diverso e migliore con i nostri pensieri e le nostre emozioni ma anche con le altre persone.

    E chi lavora in proprio è messo alla prova ogni giorno proprio dai pensieri e dalle relazioni, che siano con i clienti o con i collaboratori.

    Ecco perché la mindfulness è uno strumento che può portare grandi benefici a liberi professionisti, imprenditori, solopreneur, titolari di attività piccole e grandi.

    Come ci aiuta la mindfulness nel lavoro

    Ok, vediamo nello specifico in quali aree ci può aiutare.

    Aumentare la consapevolezza

    Tanto per cominciare ci aiuta a migliorare la consapevolezza. Eh, lo so, c’ho il chiodo fisso, ma senza consapevolezza secondo me non si va da nessuna parte. Saremmo tronchi in balia del mare…

    Cosa vuol dire consapevolezza nel business?

    Per esempio vuol dire saper comprendere e definire dove vogliamo andare, dove vogliamo arrivare, cos’è il successo per noi. Vuol dire sapere a che punto del viaggio siamo in questo momento per poi pianificare come andare nella direzione che vogliamo.

    Consapevolezza vuol dire anche scoprire quali sono i valori che ci guidano e come possiamo fare sì che il nostro lavoro sia allineato ai nostri principi.

    La mindfulness ci insegna a guardarci dentro ed essere più pronti a cogliere e capire i segnali che ci arrivano dalle sensazioni e dalle emozioni.

    Quando siamo in situazioni di disagio — per esempio perché il lavoro che facciamo frustra i nostri valori — il nostro corpo in genere ce lo comunica, solo che noi troppo spesso tendiamo a mettere la testa sotto la sabbia e facciamo finta di nulla. Invece praticare la mindfulness ci prepara a capire e accogliere i segnali, così poi possiamo porre rimedio.

    Migliorare la concentrazione

    La mindfulness poi ci aiuta a migliorare la concentrazione, proprio perché ci riporta sempre al qui e ora, con la dimensione “nel momento presente”.

    Siamo qui e ora, concentriamoci sul lavoro che dobbiamo fare, facciamo una cosa alla volta e chiudiamo fuori gli elementi di disturbo.

    Gli elementi di disturbo possono essere quelli su cui noi abbiamo controllo, per esempio le notifiche, i social, le telefonate. E lì possiamo agire con consapevolezza e silenziare tutto per il tempo che ci serve per completare un lavoro.

    Ma ci sono anche elementi di disturbo che non sono del tutto sotto il nostro controllo, per esempio i rumori di fondo, il chiacchiericcio ma anche i nostri pensieri. La mindfulness però ci allena a portare l’attenzione dove vogliamo. Quindi diventiamo capaci di astrarci dai rumori per esempio e diventiamo capaci di non seguire i pensieri, ma spostarli come palloncini o nuvole, dicevamo nell’altra puntata.

    Prendere decisioni migliori

    La mindfulness poi ci mette in condizione di prendere decisioni migliori per il nostro business perché ci insegna a non farci trascinare dagli eventi o dalle emozioni.

    Da una parte ci rende più inclini alla riflessione e quindi ci evita di prendere decisioni affrettate. Dall’altra parte ci insegna ad ascoltarci di più, a capire se dietro una possibile decisione c’è una paura, un disagio, una pressione esterna.

    Abbassare il livello di stress

    Una delle ragioni per cui la mindfulness è nota — ed è nata, scusate il gioco di parle — è il fatto che aiuta a ridurre lo stress e l’ansia.

    Lavorare in proprio è gratificante ma è anche super stressante, perché, come dicono gli anglofoni, dobbiamo indossare tanti cappelli. E cioè dobbiamo ricoprire ruoli diversi. Non facciamo solo il nostro lavoro, ma dobbiamo badare all’amministrazione e alle questioni fiscali, alla creazione dei contenuti per promuoverci, al networking per creare relazioni, alla cura del rapporto con i clienti.

    È veramente impegnativo. E quindi per fortuna che c’è la mindfulness che ci aiuta a ridurre lo stress e quindi a evitare di andare in burnout. In sostanza ci salva la salute.

    Ma non è l’unico effetto che ha.

    Migliorare la comunicazione anche in situazioni di stress

    Ci aiuta anche a gestire lo stress in maniera proficua e quindi a essere in grado di comunicare meglio.

    Per capirci, praticare la mindfulness ci aiuta parecchio a non farci andare il sangue alla testa e a non reagire male.

    Questo è molto importante quando dobbiamo comunicare con i nostri collaboratori ma anche con i nostri clienti. Immaginate un ristoratore a cui arriva una bruttissima recensione su TripAdvisor, magari il recensore è un troll e scrive cose false. Però se il ristoratore si lascia prendere dal momento di rabbia e risponde a brutto muso, la brutta figura, ahimè, ce la fa anche lui.

    Non sto dicendo che con la mindfulness diventiamo tutti monaci zen. Ma se vi ricordate avevamo detto che praticare con costanza la mindfulness aumenta lo spessore della corteccia prefrontale e questo vuole dire che ci alleniamo a usare meglio la parte logica del cervello e a evitare di far partire direttamente la risposta impulsiva.

    Essere più comprensivi verso gli altri e verso noi stessi

    A questo si collega anche la dimensione non giudicante della mindfulness che ci aiuta a essere più comprensivi verso gli altri e verso noi stessi.

    Essere comprensivi non vuol dire essere indulgenti o pensare che siamo sempre e comunque eccezionali. Vuol dire trattare gli altri e noi stessi con più gentilezza e meno giudizio, riconoscendo che gli errori, i momenti difficili, i fallimenti sono un elemento dell’essere umani.

    E questo migliora le nostre relazioni interpersonali. Nel caso del business, con i nostri collaboratori e con i nostri clienti, come dicevamo prima.

    Saper gestire le convinzioni limitanti

    Essere comprensivi con noi stessi vuol dire anche non giudicare i nostri pensieri. E qui la mindfulness ci mette un pezzettino in più perché ci insegna a osservare i nostri pensieri e a capire che sono pensieri, non fatti.

    E perché questo ci aiuta come liberi professionisti? Perché di solito ciascuno di noi ha un critico interiore bello allenato che ce ne dice di ogni.

    Il critico interiore è un simpatico abitante della nostra testa che ha una sua utilità perché ci aiuta a migliorarci e a uscire dalla nostra zona di comfort. Questo quando è funzionale.

    Poi però capita spesso che diventi disfunzionale e che quindi finisca per generare una valanga di convinzioni limitanti che invece di farci uscire dalla comfort zone, ci chiudono là dentro e buttano la chiave.

    La mindfulness ci allena a prendere consapevolezza dei nostri pensieri, a scoprire che ci sono e che sono reali e poi però ci aiuta anche a capire che sono pensieri e non necessariamente corrispondono alla realtà.

    Infatti, e lo vedremo della puntata dedicata alle convinzioni limitanti, un esercizio che si fa in questi casi è mettere alla prova queste convinzioni, testarne la veridicità. Ma questa è un’altra storia!

    Migliorare le capacità creative

    Continuiamo con la mindfulness. Che ci aiuta anche a riattivare le nostre capacità creative. E con creatività intendo la capacità di generare idee e trovare soluzioni innovative ai problemi, non essere Picasso o Isadora Duncan o Virginia Woolf.

    Ok, perché la mindfulness ci aiuta in questo? Perché ci protegge dal sovraccarico di informazioni e ci permette di portare calma e spazio nella nostra mente.

    Come dicevo nella puntata sul blocco del creatore, una mente troppo piena d informazioni, dati e idee di altri non è una mente in grado di generare idee nuove. È un po’ come quando giriamo in un negozio troppo pieno di oggetti, di solito è difficile che troviamo qualcosa che ci piaccia. Magari c’è ma è soffocato da altre cose. Lo stesso succede con la mente piena. E la mindfulness ci aiuta a liberarla.

    Prendersi tempo per la cura di sé

    Bene, dicevamo che lavorare in proprio è impegnativo e faticoso. Per ritrovare energie abbiamo bisogno di prenderci cura di noi, di fare cose che ci fanno stare bene.

    A volte ci sembra un lusso, ma non è così, è un bisogno essenziale e se ci pensate se ci trattiamo meglio poi lavoriamo anche meglio.

    La mindfulness è uno strumento che possiamo usare per prenderci cura di noi e agisce in due modi. Il primo è proprio che dedicando del tempo alla pratica formale, quindi alla meditazione, ci prendiamo del tempo solo per noi, chiudendo per un attimo il mondo fuori.

    Il secondo è che, come dicevamo all’inizio, ci rende più consapevoli. In questo caso consapevoli dei nostri bisogni. Ci fa chiedere “Come sto? Di cosa ho bisogno? Come mi sento?” e quindi ci dà l’opportunità di agire di conseguenza.

    La cura di sé è un argomento molto importante per me perché ne vedo la necessità in tante persone con cui sto lavorando e in me per prima. Da quando lavoriamo in proprio i momenti di benessere dedicati a noi sono diminuiti. E così non va bene, così non si vive bene, così non si va lontano. È per questo che sto lavorando a un mini corso proprio su questi temi. Ma ne riparliamo a novembre!

    Un micro esercizio di mindfulness e uno spunto

    Ora voglio lasciarvi con un paio di cose pratiche da fare.

    Il primo è un esercizio di mindfulness semplice e che potete fare per pochi minuti in qualsiasi luogo siate.

    È un esercizio di respirazione mindful, quindi oltre a respirare nel modo che vi dirò fra poco, dovrete ricordarvi di prestare attenzione di proposito, di essere nel momento presente e di non giudicarvi.

    Per prestare attenzione potete “agganciarvi” al respiro, individuate il punto in cui lo notate di più e focalizzatevi su quello. Potrebbero essere le narici, la gola, i polmoni o la pancia.

    E come si fa a non giudicare? Non arrabbiandovi con voi stessi. Cioè se perdete il filo perché seguite un pensiero, non vi infastidite, semplicemente ricominciate. Ci vuole un po’ di allenamento e piano piano vi verrà più facile.

    Ok, come si fa l’esercizio? Contando le inspirazioni e le espirazioni. Quindi quando inspirate contate 1, quando espirate 2 e così via fino ad arrivare a 10. Cominciate facendo 3 cicli da 10 e poi vedete se volete aumentare. Se vi gira la testa, interrompete. Può succedere, non è preoccupante, ma meglio interrompere.

    La seconda cosa che vi propongo di fare è di ascoltare di più il vostro corpo nelle situazioni lavorative. Provate a tenere un diario per qualche giorno in cui annotate i segnali del vostro corpo e la vostre interpretazione.

    Conclusioni

    Bene, siamo arrivati alla fine.

    Nella prossima puntata vi darò alcune idee per pratiche informali di mindfulness, cioè pratiche alternative alla meditazione.

    Nel frattempo se vi va di commentare la puntate e se avete domande da farmi, vi invito nel gruppo Facebook Casa Buon ascolto. Da domani raccoglierò le vostre domande e i vostri commenti e poi lunedì vi risponderò in video.

    Vi aspetto!
    Intanto Grazie del tempo che avete trascorso con me. Ci sentiamo alla prossima puntata!


  • Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.