5 consigli per migliorare la concentrazione mentre lavori
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5 consigli per migliorare la concentrazione mentre lavori

La mia capacità di concentrazione l’ho allenata sin da ragazzina, abbastanza inconsapevolmente direi. I miei lavoravano e quando non ero ancora in età di restare a casa da sola li seguivo sul posto di lavoro, ma seguivo anche mia mamma in giro per appuntamenti vari.

Che ricordi, ho sempre avuto libri con me in quelle occasioni, per fare i compiti ma anche per pure diletto. Ogni volta che infilavo il naso in un libro il mondo intorno scompariva. Rumori, discorsi, musiche erano un sottofondo lontano che sembrava quasi aiutare la mia concentrazione.

Ecco perché non mi sono stupita quando anni fa (secoli in misura del tempo digitale!) ho scoperto che esistevano siti e app che riproducevano rumori di fondo per aiutare le persone a concentrarsi sul lavoro e sullo studio.

Però per esempio faccio una fatica enorme a concentrarmi se invece in sottofondo c’è qualche canzone che conosco perché mi viene da cantarla. E ovviamente se qualcuno viene a parlarmi mentre sto facendo una sessione di lavoro intenso (potrei uccidere per molto meno!).

Eccolo il barbatrucco per migliorare la concentrazione: sapere cosa la manda a benedire e cosa invece ti aiuta.

Più giù ti scrivo una serie di idee da provare. Sono abbastanza certa che ne troverai diverse che ti possono aiutare perché non arrivano solo dalla mia esperienza ma anche da quella delle mie clienti e dei miei contatti online a cui ho chiesto un po’ di cosette per migliorare questo articolo.

È un campione piccolo ma significativo, perciò grazie a tutte le persone che hanno contribuito rispondendomi su Instagram e nel gruppo Facebook Ascoltiamoci!

Cosa trovi nell'articolo

Freelance e concentrazione: cosa la distrugge e cosa la aiuta

Tanto per cominciare ho chiesto alle mie persone come sono messe a concentrazione e se mettono in calendario dei blocchi di tempo dedicati al lavoro focalizzato.

Alla prima domanda il 20% delle persone ha risposto “Alla grande” e l’80% ha risposto “Male, malino”. Alla seconda domanda il 49% ha detto che sì, bloccano in agenda del tempo specifico, e il 51% ha risposto di no.

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Confrontando le risposte alle due domande viene da chiedersi

Come mai se blocchi il tempo in calendario mi dici che non riesci a concentrarti?

Io un po’ di sospetti ce li avevo già e le risposte alla domanda “Cosa disturba di più la tua concentrazione?” me li hanno confermati.

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Le cause principali delle distrazioni sono le interruzioni: persone, telefonate, messaggi, notifiche che arrivano sul più bello e rovinano tutto. E poi la disorganizzazione: arrivare al momento di avvio lavori senza avere un’idea precisa delle priorità e dei task su cui lavorare.

Però le mie persone sono sul pezzo e oltre a incasinarsi sanno anche come uscire dai casini!

In questo caso sanno cosa le aiuta a mantenere alta la concentrazione. Le due strategie più menzionate sono

  • proteggere la propria sessione di lavoro, per esempio lavorando in solitudine oppure usando app che bloccano il telefono e altre distrazioni,
  • creare un ambiente di lavoro che aiuti la concentrazione, per esempio mettendo su la musica giusta per sé, accendendo una candela, lavorando in compagnia.

Al terzo posto c’è l’avere una buona organizzazione del lavoro da fare.

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5 cose che puoi fare per migliorare la concentrazione mentre lavori

E adesso eccoti un po’ di cosucce da sperimentare la prossima volta che ti metterai al lavoro!

1 Metti in calendario blocchi di tempo dedicati al lavoro focalizzato

Sembra una cazzata, eh? Però quante volte lo facciamo veramente?

Mettere in calendario uno o più momenti che puoi dedicare a lavorare con concentrazione è la base.

Perché quando vedi quel blocchetto colorato sai che in quello spazio vuoi mettere una sessione di lavoro focalizzato e ti incoraggi a rispettare la promessa che ti sei fattǝ.

Quando parlo di blocchetto colorato penso a Google Calendar perché è lo strumento che uso, ma tu puoi farlo sull’agenda di carta se preferisci, sul calendario Apple, su quello che appeso al muro. Dove vuoi, ma è importante che ci sia una traccia scritta e visibile.

Quanto deve durare un blocco? Dipende. Da te e dal tipo di lavoro che pensi di fare in quel tempo.

Io funziono bene da un minimo di 45 minuti a un massimo di 3 ore, 3 ore e mezza. Le sessioni focalizzate di solito le dedico al lavoro di scrittura, che può essere scrittura di contenuti per i miei canali (blog, newsletter, social) oppure scrittura di workbook.

Se vado nel flusso tendo a non fare pause, ma non è proprio l’ideale. La cosa migliore sarebbe fare almeno un paio di pause per far riposare gli occhi, se stai usando uno schermo.

E in ogni caso ricordarti di bere (l’idratazione è fondamentale per tutto il corpo e in particolare per gli occhi e per il buon funzionamento del cervello) e sicuramente di andare in bagno ogni volta che devi.

Il discorso per me cambia se è una sessione dedicata allo studio: parto sempre da 30-45 minuti e arrivo massimo a 90 minuti. Se mi accorgo che sto perdendo lucidità mi fermo perché sarebbe tempo sprecato.

Per capire cosa funziona per te puoi testare diversi tempi e vedere come ti trovi meglio, direi a partire da un minimo di 25 minuti.

2 Arriva prontǝ alla sessione di lavoro

Io ti vedo (paura, eh?). Hai segnato in calendario il tuo bel blocco di tempo, poi ti metti alla scrivania e

A) non sai da dove cominciare,

B) dribbli il task che avevi previsto e passi a 700 mini task sparsi o magari ti viene in mente che è il momento perfetto per pulire la tua casella di posta e dare un’occhiata alle email del 2017,

C) nervosismo, pensieri vaganti o stanchezza ti impediscono di concentrarti.

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Se non vedi l’ora di partire ma non sai da quale task cominciare – Caso A

Ottimo mettere in agenda il tempo dedicato al lavoro focalizzato, ma è fondamentale che tu sappia su cosa vuoi lavorare in quel blocco di tempo. Altrimenti è frustrante.

Puoi deciderlo quando fai la pianificazione settimanale (se la fai… io spero tanto che tu la faccia… la fai?) o anche il giorno prima. L’importante è che tu metta le tue belle chiappette sulla sedia e sappia con precisione cosa farai in quelle ore che hai messo in agenda.

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Se procrastini in allegria – Caso B

Vedo chiari segni di procrastinazione e dove c’è procrastinazione c’è disagio. C’è un compito che hai bisogno di fare ma ti crea qualche resistenza.

Affrontare la procrastinazione non è semplice perché è molto personale e quindi ci sono infinite strade possibili per superarla. Quello che di sicuro puoi fare è provare a capire da cosa deriva il disagio e lavorarci, per esempio provando i consigli che ho scritto in un altro mio post.

Ma visto che magari per arrivare al nocciolo ti ci vuole un po’ di tempo, nel frattempo semplificati la vita:

  • se è un task complesso, spezzalo in parti più piccole e stabilisci che ne affronterai una alla volta,
  • se è un task che ha un impatto emotivo su di te, affrontalo in un ambiente protetto (io per esempio a volte scrivo sotto le coperte perché mi danno un senso di protezione e sicurezza),
  • se è un task super noioso, spezzettalo in piccoli traguardi così il senso di gratificazione che avrai man mano che li completi ti aiuterà a portarlo tutto a termine,
  • sii gentile, cazzarola! Se stai procrastinando non è perché sei unǝ fancazzista, è perché c’è qualcosa che non va (e non sei tu!) che bisogna affrontare.

Tutto questo lavoro sulla procrastinazione più eventuali altre pippe mentali, è bene che tu lo faccia prima che arrivi il momento effettivo della sessione di lavoro. Così sarai prontǝ a partire e ti eviterai la frustrazione.

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Se non ti concentri per altre cause – Caso C

Beh, in realtà sono 3 casi diversi, vediamoli separatamente.

1 Nervosismo

I giramenti di scatole esistono e arrivano quando pare a loro. Spesso, come vuole la Leggi di Murphy, proprio quando avevi a disposizione 2 ore senza rotture da dedicare ai tuoi progetti.

Ora lo sai pure tu che se ti siedi con le scatole giranti non combinerai niente, perciò molla un attimo la presa e prova a dedicarti a qualcosa di manuale o che in generale ti metta in contatto con il corpo.

Può essere una passeggiata breve o rifare il letto, lavare i piatti, tirare cazzotti a un cuscino. Ma anche affacciarti alla finestra e sentire sulla pelle il sole, il vento o qualche goccia di pioggia. Stare nel corpo ti aiuterà a far abbassare il livello di stress.

2 Pensieri vaganti

La migliore strategia per i pensieri che ci affollano la testa è prenderli e trasferirli su carta (o su un taccuino digitale). Dando loro una collocazione, diamo al cervello la possibilità di passare oltre e finalmente di concentrarsi. Anche questo, come le notifiche che se le vediamo apparire poi ci rimangono in testa, è legato all’effetto Zeigernik di cui ti parlo fra un po’ di righe.

3 Stanchezza

Te lo devo veramente dire? Davvero davvero? Ok, se te lo devo dire te lo dico: se l’energia non c’è lascia perdere. Non ti impuntare e non provare a fare lo stesso quello che avevi in piano perché se le batterie sono esaurite è molto difficile che il lavoro ti venga bene.

E per favore non ti sgridare se avevi programmato di lavorare sodo e però in realtà non ce la fai. Piuttosto chiediti come mai hai accumulato stanchezza e se c’è qualcosa che puoi fare al riguardo. O magari rifletti sull’orario in cui hai inserito il blocco di lavoro: è un buon orario per te? Di solito in quel lasso di tempo hai una buona energia?

3 Proteggi la tua sessione di lavoro

Cos’è che manda all’aria un tempo di lavoro concentrato? Le distrazioni. Lapalissiano, lo so.

Però, per essere un’idea così banale, è anche decisamente sottovalutata.

Le distrazioni sono subdole e mutaforma. Arrivano da te quando meno te l’aspetti e ciaone al flusso che stavi seguendo.

Le distrazioni arrivano dall’esterno e a volte anche dall’interno, ma quelle esterne secondo me sono peggiori perché ti interrompono.

Se ti interrompi tu in autonomia il più delle volte vuole dire che hai bisogno di una pausa. Bene, fai pure la pausa — sgranchisciti, bevi, guarda un po’ dalla finestra, recupera energia — e poi rimettiti al lavoro.

Ma quelle esterne sono terribili. Perché ti interrompono sul più bello, ti bloccano mentre eri a metà di una frase o di un pensiero e ti lasciano con gli occhi sgranati a chiederti “Cosa diavolo stavo scrivendo/pensando?!”. A me personalmente lasciano addosso anche un fastidio incredibile che poi mi rende complicato rientrare nello stato mentale in cui ero prima della distrazione.

Come si manifestano le distrazioni? Attraverso le stramaledettissime notifiche.

Che poi non sono solo quelle sullo smartphone o sul computer, sono le telefonate, le scampanellate e i fidanzati che cominciano a parlare dall’altra stanza, arrivano da te e “Ah, scusa, stavi lavorando, torno dopo” 🙄… che cosa cazzo torni dopo che qua già mi hai ROVINATO TUTTOOOOH. Te l’avevo detto che ucciderei per molto meno.

Ora se sulle scampanellate abbiamo poco controllo, su tutto il resto abbiamo potere. Abbiamo il potere di educare persone care, colleghǝ e clienti, comunicando loro con assertività perché non ci devono rompere le palle quando stiamo lavorando. Ci vuole tempo perché funzioni, ma prima o poi la situazione migliora.

Abbiamo il potere di disattivare le notifiche.

Lo senti questo niente in sottofondo? È il suono delle notifiche disattivate. Che meraviglia.

Io durante le sessioni di lavoro focalizzato le notifiche le disattivo tutte. Sul telefono e sul computer attivo la modalità “Non disturbare” e passa la paura.

Se so che qualche persona cara potrebbe avere bisogno di contattarmi, la avverto che sto per disattivare le notifiche e le dico che se ha davvero urgenza può farmi due telefonate nel giro di un paio di minuti così la seconda chiamata suonerà.

Fra le impostazioni dell’iPhone ci sono quelle che riguardano appunto la modalità “Non disturbare” e una di queste è “Chiamate ripetute”: se viene attivata, la seconda telefonata della stessa persona nell’arco di 3 minuti non sarà silenziosa.

Perché le notifiche sono disastrose per la concentrazione? Perché, anche se non abbiamo risposto alla chiamata o comunque dato seguito alla notifica

  1. ci hanno interrotto,
  2. ci lasciano nella testa un simpatico tarlo che da quel momento in avanti ripeterà “avevi una notifica – devi controllare la notifica”. È un fenomeno riconducibile all’effetto Zeigernik: un task non completato o interrotto, in questo caso la non lettura della notifica, ci si ancora in testa come il velcro finché non diamo seguito alla cosa e la portiamo a compimento.
Quindi… cosa diciamo noi alle notifiche? NOT TODAY! O quantomeno non in quel blocco di tempo che con tanta cura ho creato per dedicarmi ai miei progetti.

Apro una piccola parentesi sulla questione prole chiusa in casa che richiede attenzione. Premessa: non ho figli ergo non posso comprendere fino in fondo.

L’unica cosa che voglio dirti è non sentirti in colpa.

Non sentirti in colpa se per due ore (o 3 o 4 o 8) non caghi la tua progenie perché stai lavorando, è un tuo diritto.

Non sentirti in colpa se stai passando tempo con la progenie invece di lavorare, è un tuo diritto e in certe situazioni (figliǝ molto piccolǝ oppure costrettǝ in casa causa Covid o tormente di neve o malanni vari) è impossibile fare altrimenti. Per quanto, avendo un o una partner magari responsabilizziamo anche lui o lei, eh…

E in ogni caso con le persone adulte cerchiamo di metterci un po’ più di assertività! I clienti e le persone care possono essere educate a rispettare il nostro tempo, ci vuole un po’ di impegno ma ne vale la pena!

4 Fatti aiutare

Da unǝ bravǝ, eh?!

Cretinate a parte, ci sono strumenti che puoi usare per creare un atmosfera che ti aiuti a lavorare con più concentrazione.

Musica o rumori di fondo, per esempio.

Se lavori bene con la musica, puoi creare una playlist su Spotify o dove preferisci e avviarla quando ti metti all’opera. Creala prima, però, così quando devi cominciare è tutto pronto, come dicevamo al punto 2.

Se invece la musica non fa per te, ma sui rumori di fondo ci stai facendo un pensierino, ho tre risorse per te:

  • Brain.fm, musica e suoni per concentrarti, meditare, rilassarti, dormire,
  • Noisli, rumori e suoni per concentrarti che puoi anche mescolare (è quello che sto usando mentre scrivo),
  • Coffitivity, suoni e rumori ambientali che ti trasportano in una caffetteria.

In alternativa puoi cercare su YouTube “deep focus music”, “work music”, “study music” e varianti sul tema.

Oppure, sempre su YouTube, puoi ascoltare le tracce di musica lo-fi che sono piuttosto rilassanti. Per esempio questo canale carica musica molto interessante, secondo me: The Jazz Hop Café.

In ogni caso preparati in anticipo per evitare la paralisi del “E adesso cosa ascolto?”.

E se invece vuoi silenzio, puoi provare delle cuffie con la cancellazione attiva del rumore. Non le ho mai provate quindi non ho una marca da consigliarti, però so che quelle che vanno per la maggiore sono Bose, Sennheiser, Sony e JBL. Quelle buone costano un botto, però se ne va del tuo benessere mentale magari puoi metterle a budget.

Coworking

Alcune persone sono più efficaci quando lavorano in copagnia, credo perché si crea una sorta di senso di responsabilità reciproco. E in effetti quando a gennaio e febbraio ho organizzato 3 incontri per lavorare insieme online è andata alla grande. Come ha detto la mitica Alessandra Tinozzi “Sembra la scoperta dell’acqua calda, ma funziona!”.

Puoi scegliere di andare in un coworking in presenza ogni tanto, anche per cambiare un po’ panorama che non fa mai male o anche per uscire da un luogo che magari quel giorno è troppo rumoroso.

Oppure puoi unirti a un coworking online. Io ho ricominciato a organizzarli a fine aprile: ci incontriamo in una stanza del gruppo Facebook Ascoltiamoci, facciamo due chiacchiere iniziali, ci diciamo su cosa lavoreremo, a metà incontro facciamo una pausa per sgranchirci e parlare un po’ e alla fine ci raccontiamo com’è andata. Per esempio, il 90% di questo contenuto l’ho scritto proprio durante l’ultimo coworking.

Se l’idea di lavorare in gruppo non ti entusiasma ma comunque una presenza amica ti dà la carica, puoi trovarti un buddy: una persona con cui condividere alcune ore di lavoro.

Se invece ti piacciono le sorprese, prova Focusmate, ti assegnerà un buddy casuale fra le persone iscritte alla piattaforma.

App che bloccano le distrazioni

Ci sono un casino di app che se vuoi ti bloccano qualsiasi parte dello smartphone e del computer. A me non fanno impazzire perché ho l’impressione che mi rendano le cose più difficili anziché semplificarmele. Però magari per te funzionano, quindi te ne faccio conoscere alcune:

  • Forest che con un pizzico di gamification ti aiuta a concentrarti e a rimanere lontano dal telefono o da siti specifici stabiliti da te,
  • Freedom che ti permette di bloccare siti e app su tutti i tuoi dispositivi,
  • Blocksite, molto simile a Freedom con qualche funzionalità in meno.

In alternativa puoi sfruttare le impostazioni native del tuo sistema operativo. L’ecosistema Apple per esempio ti fa impostare delle “pause di utilizzo” in cui alcune applicazioni non sono utilizzabili, puoi scegliere tu in quali orari attivare le pause e quali applicazioni bloccare.

Per Android c’è la app Benessere digitale che ti aiuta a gestire anche la parte delle notifiche di cui parlavamo nel punto 3.

5 Prevedi un tempo di recupero

Il tempo di recupero post sessione di lavoro intenso è importante quanto il tempo che ti prendi prima per prepararla. Di sicuro avrai bisogno di ricaricare energie mentali dopo averci dato dentro nel tuo blocco di tempo. Perciò dopo il blocco di tempo aggiungi un tempo “cuscinetto” che userai per riposarti, per cambiare aria, per svagarti, per recuperare energia prima di passare ad altro.

Io per esempio le mie sessioni focalizzate le faccio di mattina perché è il momento in cui rendo meglio e le faccio finire verso ora di pranzo così poi ho un bel momento lungo per staccare e pensare ad altre cose.

Protect your routine by saying no, changing your schedule, and giving yourself the space you need to grow, thrive, and heal. — Courtney Carver, Soulful Simplicity

Qual è la prima cosa che proverai a fare?

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