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Come la penso


SUL MARKETING

Forse sarò una secchiona. Di certo sono una che ha bisogno di informarsi, imparare e – nei limiti del possibile – essere costantemente aggiornata. E sono una che il compito lo passa, una che se può aiutare aiuta. Per questo amo internet: perché mette in connessione persone che si danno una mano attraverso lo scambio di conoscenza.

Aiutare qualcuno vuol dire metterlo al centro, ascoltarlo, capirne i problemi per poi provare a risolverli. E’ una cosa che mi è sempre venuta naturale, fa parte del mio modo di essere e per forza di cose si riflette nel mio modo di lavorare.

Quando ho cominciato a scoprire l’inbound marketing, l’ho subito sentito vicino al mio pensiero.

Ho sempre detestato il tentativo di promozione (e vendita) a tutti costi. Al contrario il permission marketing di Seth Godin e la metodologia inbound del CEO e cofondatore di Hubspot Brian Halligan, sono visioni di marketing a cui mi sento di aderire.

L’inbound, se fatto come si deve, rappresenta un win win: se l’utente vince, il marketer e l’azienda vincono. Questo perché è un modo di fare marketing che si propone di attrarre gli utenti verso il brand, prodotto o servizio, attraverso la creazione di contenuti che siano utili proprio a loro.

Dunque al centro c’è l’utente, con le sue sfide e i suoi problemi, a cui l’inbound marketer cerca di offrire risposte. Se queste risposte saranno soddisfacenti l’utente sarà più propenso a tenere in considerazione l’azienda in questione. E da lì potrà svilupparsi una relazione proficua che, se ben coltivata dal marketer, potrà trasformare l’utente in cliente e il cliente in sostenitore.

“L’utente al centro” è a grandi linee la mia personale visione del marketing. Mi piace pensare di essere un elemento di collegamento fra i miei clienti e i loro utenti; se i miei sforzi avranno dato origine a un beneficio per gli utenti, al contempo avvicinandoli al mio cliente, avrò vinto.

SUI SOCIAL MEDIA

Una cosa è certa: le persone sono sui social per se stesse, non per le aziende per cui lavoriamo. Il che vuol dire che se per me l’argomento di cui voglio – o devo, per professione – parlare è cruciale, non è affatto detto che lo sia per gli altri utenti di Facebook o Twitter o altri canali social.

E se nella vita “reale” non mi verrebbe mai in mente di irrompere in una conversazione per introdurre un argomento che non c’entra nulla, evito di farlo anche online. Sui social possiamo pensare di proporre un servizio o un prodotto solo dopo aver instaurato una relazione con il nostro potenziale cliente.

Senti che dice Claudio Gagliardini a proposito del Social Media Marketing:

Social media marketing. Una definizione che stuzzica l’appetito di molti, ma che spesso finisce per creare grandi illusioni e scarsi risultati, probabilmente per un solo motivo: questi media sono canali di relazione, del tutto inadatti al marketing tradizionale e al perseguimento di obiettivi non appositamente calibrati.
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Io sono molto d’accordo e per questo cerco sempre di uscire dalla modalità broadcast ed entrare invece in modalità conversazione. Ricordando a me stessa che una parte fondamentale della conversazione è l’ascolto.
L’ascolto è l’arma più potente e più intelligente che abbiamo a disposizione. Ci permette di conoscere a fondo gli utenti a cui ci rivolgiamo, di intercettare i loro bisogni e quindi di capire quali contenuti offrire loro e in che momento e modo inserirci nella conversazione.
In giro ci sono trilioni di guide su come gestire i social media, cosa pubblicare, quando pubblicarlo. E vale la pena leggerne almeno un po’. Ma giusto per capire le basi e farsi un’idea, tenendo sempre ben presente che ciò che funziona per te potrebbe non funzionare per me. Le taglie uniche non esistono.
Secondo me in generale è sempre utile

  • agire con buonsenso
  • conoscere bene i propri utenti
  • comportarsi con naturalezza e autenticità
  • entrare in dialogo
  • instaurare relazioni.